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Storia dell'animazione del testo

Gli anni 70 e 80

Con l’inizio degli anni 70 anche le industrie si inserirono nell’ambito della ricerca sulla manipolazione di oggetti grafici tramite computer mentre la sperimentazione creativa non conosceva sosta: nel 1971 il film “Hunger”, finanziato dal National Film Board del Canada, fu realizzato con utilizzo di una tavoletta grafica e di un sistema di animazione che consentì di disegnare al computer tutti i fotogrammi del film.

Del 1975 è il primo rudimentale programma di disegno computerizzato “Markup” della Xerox PARC seguito a breve da “Draw” che dava anche la possibilità di gestire linee e curve. Il primo programma che consentiva di gestire anche i colori fu “Superpaint” di Dick Shoup, anch’esso del 1975. [Myers, 1998]

Fondata nel 1977 dai fratelli Richard e Robert Greenberg la R/Greenberg Associates si fece rapidamente conoscere come l’antesignana della seconda generazione di creativi per la grafica dinamica. Utilizzando le tecnologie più innovative del momento la R/GA produsse i primi clamorosi esempi di titoli di testa interamente disegnati ed animati al computer: per realizzare i raggi di luce emessi dalle lettere nei titoli di “Superman” fu necessario produrre un software apposito.

Una tecnica simile è utilizzata anche nella sequenza creata dalla stessa R/GA per il film di Alien, del 1979, “le lettere prendono forma a partire da misteriosi punti di luce bianca e portano a un uovo che sta per schiudersi e a sua volta emette luce”. [Blackwell,1995]

La computer graphic consentiva ormai di ottenere effetti altrimenti impossibili; i caratteri potevano essere integrati, animati e illuminati ma i costi di questi procedimenti erano altissimi e, al di fuori dei progetti di ricerca, accessibili solo alle enormi produzioni filmiche con budget miliardari.

L’avvento del PC - il primo fu lo Xerox Star nel 1981 seguito dall’Apple Lisa nel 1982 e dall’Apple Macintosh nel 1984 – condusse a un nuovo assetto nella produzione e nel disegno dei caratteri e della grafica animata ponendo le basi per un nuovo approccio alle tecniche per creare la comunicazione: diversamente dai computer che esigevano una serie complessa di istruzioni, l’Apple Macintosh era in grado di fornire simulazioni del documento sul quale si stava lavorando. “Anche se per il prodotto finale ci si doveva affidare ad un sistema più potente ad alta definizione, gli elementi grafici potevano essere visualizzati in modo più completo durante il processo creativo.”[Blackwell, 1995]

In questa fase tuttavia il computer restava essenzialmente un mezzo di produzione e non di fruizione del testo: la nuova tecnologia portò ad una esplosione di nuovi artefatti creativi prodotti con tecnologie digitali che confluivano nei mezzi di comunicazione di massa o affioravano nei circuiti dell’arte moderna costruendo, anno dopo anno, una nuova cultura visiva nel pubblico.

Nel 1989 il Centre Pompidou di Parigi commissionò al MIT di Boston un’opera di tipografia dinamica intitolata Valis, dal libro omonimo di Philip Dick da cui vennero tratti i testi. John Underkoffler ne realizzò la parte informatica mentre Tod Mackover si occupò della composizione musicale.

Mackover realizzò una colonna sonora per sei voci, un iper-pianoforte, iper-percussioni e banco informatico interattivo.

I testi realizzati da Underkoffler, bianchi su fondo nero in carattere graziato, danzano si curvano e si estendono, si incrociano, si sovrappongono, si compongono lettera per lettera avanzano e indietreggiano nello spazio rispondendo alla densità e testura verbale della colonna sonora. Della pagina resta soltanto il sospetto.

L’animazione tipografica ha qui una sua natura poetica intrinseca, così come la storia è raccontata sia verbalmente sia visivamente anche la dimensione formale della parola emerge tanto dal contesto verbale quanto da quello visuale.

Simili esperienze con le strutture poetiche e narrative sono state compiute da vari artisti della grafica dinamica, tra questi è il lavoro dell’agenzia P2, uno studio di creazione con sede a New York.

Nella prima sequenza della retrospettiva 1990:96 Variations Electronic Portfolio i testi di descrizione delle metodologie creative di P2 vengono tagliati e incollati in rapida successione e si sovrappongono senza soluzione di continuità secondo angolature differenti. Siamo in una sorta di scenario tipografico in cui si rappresenta la natura sperimentale, intuitiva e dialogica dei processi di produzione del gruppo.

Mentre i testi si affastellano sullo schermo, la leggibilità soccombe ai contenuti.

Nella seconda sequenza le linee di testo hanno un andamento sferico e sfilano incrociandosi verticalmente sullo schermo mentre entrano ed escono continuamente dal campo di messa a fuoco.

Si può ravvisare un riferimento alle esperienze della Poesia Concreta e del Fluxus attualizzate però dal fatto che il testo sia animato e tridimensionale.

prossima puntata:

gli anni 90