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Storia dell'animazione del testo

Gli anni 50

Negli anni 50 e 60 nei film pubblicitari per la televisione e nei cortometraggi dei trailers cinematografici, creatori come Saul Bass e Pablo Ferro applicavano le tecniche di animazione per disegnare a mano composizioni ed interazioni perfette tra caratteri ed immagini.

Nel 1959 Norman McLaren, per trent’anni creatore di filmati di animazione testuale presso l’Office National du film canadese, viene coinvolto nella realizzazione della sigla di un programma televisivo condotto da Jack Paar.

In questa celebre sequenza le lettere del titolo "The wonderful world of Jack Paar" si dispongono su un fondo nero e si muovono, deformano e ridispongono per formare i nomi dei partecipanti e collaboratori della trasmissione.

Il filmato venne prodotto a partire da disegni realizzati interamente a mano e animato utilizzando effetti ottici sui caratteri.

Fu Norman Mc Laren, nel 1961, a portare in primo piano il disegno delle lettere come mezzo espressivo tout-court. In una pubblicità per il Ministero del Turismo Canadese utilizzò una sequenza di lettere "mutanti" animate frame by frame. La sequenza veniva proiettata ogni notte dal tramonto all’una sullo schermo Sony Epok di Times Square a New York, un pannello di 67 m2 composto da migliaia di lampadine. Il testo diceva semplicemente "Have fun, see Canada" ma l’effetto dell’animazione combinato con la

grandiosità dello schermo aveva effetti emotivi impressionanti.

La storica della tipografia Beatrice Warde descrisse cosi la sua esperienza:

"Vi stupisce che io sia arrivata in ritardo a teatro se vi dico che ho visto due A egiziane... Che passeggiavano sottobraccio affettando il portamento inimitabile degli artisti del Music Hall? Ho visto le estremità inferiori avvolte come dalle scarpette di danza, cosi le lettere sono letteralmente uscite camminando sulle punte... Ho visto la parola cambiare vestito (maiuscolo? Minuscolo? Italico?) più in fretta di una donna in una boutique.

Dopo quaranta secoli di alfabeto invariabilmente statico, ho visto che cosa potevano fare i suoi elementi nella quarta dimensione del tempo, del flusso, del movimento."

Nel 1963 esce "Dr. Strangelove" di Stanely Kubrik, Pablo Ferro lavora ad un filmato di presentazione del film che uscirà poi in varie versioni di lunghezze differenti, 3 minuti per il cinema, un minuto per la televisione, tre spot da venti secondi e due versioni di lunghezza differente per la televisione britannica.

Ferro applica la sua tecnica di montaggio rapido (quick cut) utilizzando ben 40 cambi di scena e otto narratori diversi lavorando su dialogo, immagini e suoni.

All’inizio della sequenza compare il tracciato di lettere eseguito di suo pugno che si sovrappone alle immagini di un aereo in avvitamento senza nasconderle.

Le parole del sottotitolo "How I learned to stop worring and love the bomb" vengono presentate singolarmente, in movimento e a pieno schermo, inframmezzate da shot del film. La sequenza termina con la canzone "Have a little tenderness" con una sintesi perfetta di lettere, immagini e musica che introduce il film.

Sempre negli anni 60 stessi anni Ferro lavora anche per la televisione e per la pubblicità producendo innumerevoli filmati introduttivi con la tecnica artigianale del quick cut su pellicola. Sebbene in quel periodo i computer rendessero già possibile l’organizzazione rapida delle informazioni e i loro stoccaggio non trasformarono immediatamente il lavoro dei grafici: per tutti gli anni ’60 la manipolazione digitale di oggetti grafici resterà esclusivamente materia di ricerca scientifica.

Nel filmato introduttivo creato per Canale 18, una televisione a pagamento del Connecticut, Ferro utilizza ancora i "cartoni" componendo le scritte con caratteri tipografici diversi a seconda della tipologia dei programmi presentati: sport, commedie, drammi, musica e danza.

Foto, incisioni e disegni a mano sono anche il materiale usato per la produzione delle animazioni pubblicitarie, per esempio nella pubblicità per la marca di piselli Tempo Peas realizzata da Ferro nel 62, anch’essa incentrata sulla movimentazione di lettere, in cui la formazione delle parole è agita da lettere a cui spuntano persino manine con le quali attraggono a sé le compagne.

Sarà sempre Ferro, nel ‘66 a curare la produzione e la realizzazione del filmato introduttivo al documentario "World War 1" per la CBS.

Su una immagine ravvicinata di filo spinato compare il titolo del documentario a lettere cubitali sempre più grandi fino riempire completamente lo schermo. A questo punto le lettere cominciano lentamente a creparsi richiamando lo schema visivo del filo spinato, poi i caratteri si fratturano e si disaggregano mentre i nomi degli autori compaiono dalle fessure.

Queste animazioni sono ormai in gran parte slegate dal ruolo puramente funzionale che avevano in precedenza, annunciare l’inizio del film, identificare i canali televisivi, annotare le informazioni nelle réclame: le lettere animate puntano sempre di più a comunicare emozioni, a raccontare una parte della storia tramite la loro apparenza, al di là del loro contenuto testuale.

 

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