NUOVI ASSEMBLAGGI POSSIBILI - la poesia  nell'epoca  del  newmedia

 
  • La poesia olografica


  • Una poesia olografica o olopoesia è concepita costruita e rappresentata olograficamente , le parole che la compongono si dispongono in uno spazio 3d che è nello stesso tempo reale e immateriale; il lettore può muoversi attorno ad essa e ad ogni suo spostamento la poesia cambia e fa sorgere nuovi significati.

  • La percezione di una poesia olografica non è né lineare né simultanea, ma avviene attraverso frammenti visti in modo casuale dall'osservatore in base alla sua posizione rispetto al testo. La percezione spaziale dei volumi, dei colori, i gradi di trasparenza, i cambiamenti di forma, le posizioni relative di lettere e parole, l'animazione, l'apparizione e la sparizione delle forme sono elementi inseparabili dalla percezione sintattica e semantica del testo.

  • Chi e' Eduardo Kac 

  • Eduardo Kac, scrittore ed artista con una spiccata predilezione per i media elettronici e le opere basate sull'utilizzo della luce, è oggi internazionalmente noto per le sue installazioni interattive e la sua "bio arte".

    Espone la sua prima collezione di holopoems nel 1985 al Museo dell'immagine e del suono di São Paulo. Fino al 1987 continua la ricerca nel campo dell'olografia per presentare poesie caratterizzate da spazi turbolenti e forme mutevoli, a partire dall'87 inizia a sperimentare nuove tecnologie con cui elaborare i suoi testi facendo nascere la "digital holopoetry".

    Le sue opere sono esposte in svariate gallerie , sono state presentate in esposizioni internazionali e sono parte di collezioni permanenti esposte, tra l'altro, al Museum of Modern Art di New York, al Joan Flasch Artists' Book Collection di Chicago, ed al Museo di arte moderna di Rio de Janeiro.
 
 
 

Intervista con Eduardo Kac

 

Quale pensi che sia il giusto approccio intellettuale alla new media poetry? Come ci si deve avvicinare a questo genere di poesia, con quale bagaglio culturale?

Derrida e’ un buon punto di partenza perché Derrida afferma che nessuno scrittore ha il pieno controllo del medium scritto. Quello che io e Pablo Gyori cerchiamo di fare e’ portare alla luce questa consapevolezza profonda.

Io trovo molto utile ciò che Jon Cayley ha scritto in "Beyond Codexspace". Dire che così come c’é una specificità nelle condizioni materiali del libro nello stesso modo c’e’ una specificità nelle condizioni immateriali dell’ambiente virtuale e che la semplificazione non funziona nello stesso modo in questi due ambienti. E che quando fai un segno sulla carta quel segno acquista un carattere permanente che il lettore non può cambiare, il libro non gli consente di farlo.

Nel libro puoi saltare ad una certa pagina senza prima dover sfogliare tutte le altre. il fatto di avere una sequenza di pagine, di poter saltare direttamente al fondo, le caratteristiche date dalla fisicità del libro, quello che Cayley chiama il codexspace, sono rimaste inesplorate a lungo. Quando i poeti hanno preso coscienza di questa fisicità hanno cominciato a farne uso come mezzo di comunicazione.

Quando prendi in considerazione che il poeta può utilizzare non solo il testo ma anche le condizioni materiale in cui il testo viene prodotto, vedi chiaramente che nel cyberspazio o nello spazio olografico o sulle reti lo scrittore e’ pienamente cosciente delle possibilità ma e’ anche pienamente cosciente che a prescindere da quanto si impegni a creare segni statici non può controllare come questi segni saranno percepiti dal lettore. Allora la questione diventa come scrivere un testo che può tenere conto non solo dell’interpretazione, ma anche della negoziazione delle condizioni materiali del testo. Quale tipo di navigazione creerai? In quel momento stai impiegando gli stessi elementi materiali di produzione che il lettore impiega quando ricrea il testo nell’atto di leggerlo.

I poeti che fanno uso di queste nuove tecnologie, cosa chiedono in più al lettore?

L’impulso e’ analogo a quello di altri poeti. Perché Appollinaire avrebbe incorporato elementi visivi nelle sue opere?

Questo fa parte della creatività. Cercare di comprendere e spingere i nostri limiti oltre ciò che gia conosciamo, cercare di creare delle nuove possibilità, di rispondere ai cambiamenti nella sensibilità del nostro tempo. [...] Cercare di scrivere in questo nuovo modo, traendo il massimo dal nostro tempo. Viviamo in un momento in cui facciamo esperienza dell’accelerazione in un modo unico nella storia, facciamo esperienze con un testo che si dissolve ed esplode in televisione, la parola parlata che viaggia e si muove nel modo attraverso il satellite, c’e’ l’immaterialità, la convergenza dei media che e’ un fenomeno unico del nostro tempo, la letterarieta delle parole in movimento che vediamo in televisione, nelle introduzioni dei film. Tutti questi elementi hanno creato la base perche le persone siano in grado di assorbire questi testi.

Una cosa da tenere ben presente e’ che l’aspetto rivoluzionario dei computer nella letteratura non e’ tanto in quanto mezzi di produzione ma in quanto mezzi di fruizione, questa e’ la differenza chiave. Perché non si tratta solo del poeta che può scrivere in un modo diverso ma soprattutto del lettore che può leggere in un modo diverso. Questo potrebbe spiegare il gap perche, sì, i computers stanno diventando molto comuni ora, ma potresti ugualmente aspettarti di poter portare con te le tue poesie , o comunque di poterle leggere dovunque tu sia.

E poi c’e’ il fatto che la poesia non e’ un arte *popolare*, e’ propria di una comunità relativamente ristretta, quindi è importantissimo che la lettura diventi accessibile in questi nuovi formati. Per esempio con la poesia olografica ciò e’ molto difficile perché é molto caro riprodurla in grandi quantità.

L’aspetto veramente rivoluzionario del computer in questo campo e’ il fatto di consentire al lettore di fare un’ esperienza esattamente come l’autore l’ha concepita. Anche all’interno di una comunità già predisposta a fruire la poesia si pone il problema di rendere questi nuovi tipi di poesia accessibili. Perché ad esempio i Videopoems non sono accessibili su internet perche si tratta di files enormi, e internet in questo momento non può trasportare un tale quantità di informazioni in tempi accettabili, potrà farlo un giorno ma non oggi. Esistono le poesie olografiche ma no puoi pubblicare un libro di poesia olografica perche una sola pagina ti costerebbe 5000 dollari. Nei testi basati sul network poi, che sono piu accessibili, c’é il fatto che assomigliano sempre di piu alle opere multimediali e aprono la strada ad autori che magari hanno perso coscienza del fatto che stanno lavorando in campo poetico perche la distinzione tra opera multimediale e opera poetica per loro si e’ dissolta.